Sì… il tuo commento un po’ crudo mi ha fatto riflettere. Tanto che anche Attilio ha dato ragione alle cose che hai scrito e l’esempio della classe calza proprio.
Tutto ciò che penso di un mondo basato sulla fiducia deriva però proprio dall’esperienza empirica, infatti tutti questi sentimenti e idee hanno cominciato a nascere con l’inizio del mio autostop e non prima. Ho cominciato a credere nella fiducia quando l’ho sperimentata e ho visto che funzionava!
Quindi sò:
1- che ci sono cose che si basano sul sistema della fiducia (tipo i siti di ospitalità, l’autostop, ecc…) e che funzionano…
2- che la fiducia mi piace, ci credo, fa stare bene gli altri, e vorrei che tutto, proprio tutto si potesse basare su questo sistema.
Sulla classe hai ragione. E’ un aggragato umano di gente che non ha nulla in comune e si trova adaffrontare uno spazio troppo piccolo (in tutti i sensi) e una condivisione con persone magari diversissime. Il problema è proprio questo: non si sceglie. Ne i compagni, ne il fatto di andare a scuola (infatti concorderai che all’università c’è tutt’altra atomsfera)… mentre nel caso dell’ospitalità si seglie di ospitare e di essere ospitati, e quindi ci si mette tutto il buon impegno possibile…
Ma infatti anche questo è alla base del concetto di fiducia, e anche in questo credo. Non si deve essere obbligati a fare nulla. Immagino piccole organizzazioni. Una comune, una famiglia, un centro sociale, un paesino. Nessuno è obbligato a lavorare, ma lo fà per se e per gli altri. (…insomma, non dico che funzioni, ma dico che sarebbe bello se così fosse)
Partiamo dalla micro società di me e Attilio. Non abbiamo turni per lavare i piatti e non ci diciamo mai a vicenda: lava tu i piatti. se io smettessi di farlo, magari potrei evitarlo per qualche giorno o settimana e lo farebbe solo lui. Lo faccio perchè mi viene naturale farlo.
Ma perchè non può essere così anche in cose un po’ più su larga scala? Immagino il nostro centro sociale (qui a Pisa, anche se in realtà io e Atti non ci andiamo più). Si decide insieme le cose da fare, e poi si dice: chi ha voglia di fare questo? E quest’altro? E alla fine i ruoli si distribuiscono e viene fatto tutto.
Un sistema che funziona così sarebbe funzionale al massimo, se fosse realizzabile, perchè ognuno darebbe sempre il meglio di se, e si sentirebbe anche appagato da ciò che fa.
Può essere vero che gli uomini agiscono solo per perseguire i propri fini. Ma non vedo perchè questi non debbano coincidere coi fini della collettività (piccola o grande che sia).
Perchè: è senza dubbio vero che agli interessi personali ben poche volte corrispondono quelli di tutti gli altri. Ma sono sicura che agli interessi della collettività corrispondono anche quelli personali. (Perchè gli interessi della collettività sono gli interessi di tutti, no? ..e quindi anche i tuoi!)
Di esempi me ne vengono tanti. Chi si compra il gippone non migliora in nessun modo la situazione della collettività, anzi la peggiora. Mentre chi si batte per un buon sistema sanitario (di cui beneficia in prima persona) migliora la vita di molti…
E poi… vedi che la qualità della vita non peggiora se si rinuncia a quelle cose che nuociono a tutti. (tipo alle macchine che inquinano troppo, tipo prodotti fatti nuocendo agli altri o meno…). Insomma, è questa la cosa più triste.
Forse c’è uno standard di vita al di sotto del quale si sta male (tutti abbiamo bisogno di un lavoro, di una casa, di acqua calda, elettricità, telefono, mezzi di trasporto, ecc…). Ma al di sopra di quello standard non credo che la qualità della vita aumenti così tanto. Tra una ‘600 e un Bmw (la tua necessità è muoverti!). Tra scarpe costose e scarpe normali (devi solo coprirti i piedi!)… perchè concorderai che la felicità si basa ben su altre cose.
Per ora questo è tutto quello che mi viene in mente.
Per rispondere, però, al succo del tuo discorso, ti dico questo:
è vero che forse sono un po’ fuori dal mondo ma, proprio perchè il mondo così com’è non mi piace e ne vorrei uno migliore ho bisogno di cercare e di pensare a mondi migliori verso cui tendere e cercare di muovermi in quella direzione.
Insomma, se tu hai totalmente ragione… che ci stiamo a fare qui? E’ tutto triste, brutto e inutile! Io non ci voglio credere!
October 19th, 2006 at 3:52 pm esara sara….
tu e il tuo grande idealismo.
che si possa vivere sena nesquik non lo metto in dubbio neanch’io ma non concepisco proprio la società basata sulla fiducia.
forse è il tuo vivere un pò in un mondo distaccato o il mio cinismo e pessimismo riguardo alle tendenze dell’animo umano ma non credo proprio che la tua proposta sia minimamente funzionale.
se pensi anche ad un paragone con micro società, come può essere un aggregato di persone qualsiasi, metti un classe scolastica.
non so per quanto credo che indubbiamente persone piene di buone intenzioni ci siano non credo che questa sia una delle caratteristiche universali dell’essere umano.
purtroppo io sono portata a credere che l’essere umano agisca sempre nel nome dei propri interessi.
con questo non intendo interessi come concetto di guadfagno concreto ma come idea di finalità.
perchè la finalità che ti poni è comunque un interesse.
e se per qualche motivo, per una provvidenziale eterogenesi dei fini, gli interessi personali dei diversi elementi riescono a convivere senza cozzare beh…credo sia solo una caso fortunato in una marea di fallimenti.
ecco tornando alla classe scolastiche, prenderò come esempio proprio la nostra del liceo.
prendiamola come micro-società con ogni persona tesa verso un proprio interesse (che variavano dall’uscire da li il prima possibile, all’avere la media del 10, ecc..)beh ti sembra che sarebbe potuto funzionare anche una qualsiasi minimo progetto basato su fiducia e condivisione????
lo so che ti fa bene coltivare le tue utopie ma prima o poi dovrai entrare un pòpiù in contatto con questo mondo reale cinico, egoista e disinteressato.
non è che te lo dico perchè sono stronza