…di mille e mille cose potrei parlare su questo diario che chissà chi ancora legge. Ma voglio raccontare del mio autostop in Francia. Un po’ perchè ultimamente tutto il resto mi sembra pettegolezzo o lagna (o cose serie, ma che non voglio trasformarle in cio’); un po’ perchè è questo il senso del mio blog… o voleva essere questo il senso… ed è questo il senso di molte altre cose. (il soggetto sottointeso è sempre: autostop)
Sono partita giovedì pomeriggio verso le quattro, da La Garde, il paesino dove stavo in Francia coi miei. Mi hanno accompagnato loro all’imbocco dell’autostrada, che cosa buffa!
Accostato di fianco alla rampa d’entrata (le autostrade francesi sono diverse dalle italiane e non sempre c’è il casello all’entrata) scendo, abbraccio mamma e papa’ (ehi! Non li rivedrò per il resto dell’estate, cioè almeno due mesi…. nessuno se ne rende conto in quel momento…) e poi con lo zainetto il spalla m’incammino titubante su per la rampa…
…le mille paranoie dei miei degli ultimi giorni mi avevano messo un po’ di malumore. Un tipo polacco ci aveva detto che l’autostop in Francia non è facile… e poi la mia poca voglia di vivere dell’ultimo periodo…. diverse volte sono stata sul punto d’ascoltare mia madre e rinunciare all’impresa.
Ma: fare l’autostop… mi fa bene! Mi fa bene in tutti i senti possibili, mi fa sorridere della vita, mi risveglia un po’… e mi mancava!
Ma ecco… dicevo! zompettavo su per la rampa, senza ancora tendere il pollice quando… un auto accosta e un tipo mi dice: ehi, hai bisogno un passaggio?
Grandioso! Per la seconda volta nella storia dei miei autostop trovo un passaggio senza l’ausilio del mio amato pollice destro!
Era un magrebino nato in Francia. Era quasi un po’ strano trovare un francese a tutti gli effetti ma dall’aspetto diverso… abbiamo parlato proprio un sacco, e in francese… wow! ma lo sapevato che so il francese? L’ho parlato per tutto il tempo e per tutti gli autostop! Lui era simpatico, m’ha offerto sigarette e abbiamo parlato dei salari francesi, del costo della vita, di immigrazione, vecchia e nuova, di razzismo e di come la pensa la gente in italia. E tutto in francese. E’ stato bellissimo…
Lui mi ha lasciato sulla statale. Ho preso un’altra manciata di passaggi, aspettando, con mia piacevole sorpresa, davvero poco… tra la gente (tutti rigorosamente uomini) c’erano un paio di ragazzi intorno ai venticinque. Uno era molto carino e mi ha colpito. Lavorava la ceramica, e anche con lui, non so come, si è finito per parlare di costo della vita, lavoro e università. Mi ha raccontato della sua fidanzata, con cui convive.
Una cosa che mi piace molto del francese è che fidanzata si dice compagna. Ma copine (ma chissà se si scrive così!?)…
Mi ha anche portato un camionista in macchina, che era stanchissimo e mi ha chiesto di guidare per un pezzo. L’ho fatto. Mi ha lasciato alla stazione di Nizza dove Josè, l’amico della nonna, è venuto a prendermi. Abbiamo passato una strana e tendera serata, con lui e sua moglie, a guardare insieme la tv. Un programma tipo saranno famosi, a cui loro si commuovevano, perchè da giovani amavano ballare.
Ora sono a Pisa. Sono tornata oggi prima con passaggio di Lise, che dormirà qui domani sera, e poi con passaggi presi da Genova in poi, tra cui un camionista simpatico che mi ha offerto pizza e sigarette e mi parlava della sua ragazza che ha sette anni più du lui e dei suoi genitori, con cui convive ancora…
I miei ultimi ospiti mai conosciuti, gli squatter inglesi, hanno lasciato una casa terribile. C’erano sette sacchetti della spazzatura pieni da buttare, più l’umido di settimane e settimane… così ora vado a rassettare un po’ (mi piace questa parola perchè mi ricorda le fatine grasse e stupide della bella addormentata nel bosco)…
E voglio anche ricominciare la mia rubrica dell’amo… forse perchè ultimamente ero presa un po’ male e non mi veniva da amare nulla…. bhè, ora ci riprovo… allora…
…oggi amo: le sigarette desiderate e fumate nei momenti giusti, le ultime mail, le ultime chiamate e le ultime sigarette (però ultime in senso buono!)