
Amado è appena partito, l’ho accompagnato in stazione e ci siamo salutati con affetto. Ieri sera mi ha disegnato. Lui è un artista e ritrae le persone o parti del corpo, fa disegni a colori. E’ stata un’esperienza bella e semimistica. Dopo aver passato tutto il giorno insieme ci siamo seduti in soggiorno. Ho messo la colonna sonora del favoloso mondo di A., che a Amado è piaciuta tantissimo. Mi sono seduta a gambe incrociate su una sedia di fronte a lui e lui si è messo di fronte a me. Mi sono sentita come Kate Wislet in Titanic, o qualcosa del genere… gliel’ho anche detto…
Mi ha lasciato fumare un paio di sigarete mentre mi ritraeva. Quello che è stato bellissimo è il modo in cui mi osservava, alzando lo sguardo dal suo lavoro, con quell’aria concentrata e da dietro gli occhiali. Mi guardava in un modo proprio bellissimo, come raramente ti senti guardare. Mi sentivo come se cercasse di trovare dentro di me qualcosa che nessun altro poteva cogliere. Avevo lo sguardo fisso sui suoi occhi e ogni tanto parlavamo, anche se mi era difficile perchè avevo paura di sconcentrarmi e muovermi.
Mentre mi disegnava io cercavo di fare lo stesso con lui. Osservavo ogni piccola stranezza del suo viso, la forma del suo naso, la sua barba non fatta ma rada, le sue sopracciglia, l’ampia fronte, i capelli che gli cadevano sulle spalle e quei meravigliosi occhi penetranti. Immaginavo come dev’essere disegnare qualcuno, come l’avrei disegnato io, i particolari sel suo volto che mi sarebbe piaciuto cogliere.
Abbiamo iniziato a fare l’amore un centinaio di volte, nei miei pensieri, mentre teneva questo suo assurdo sguardo su di me. Poi ho cominciato ad immaginare quanto inifinitamente bello sarebbe se Attilio fosse un artista e fosse lui a ritrarmi e lui a guardarmi in quel modo.
Abbiamo parlato anche un po’ di Attilio. Amado diceva “Doesn’t your man ever look at you in this way?” “I think each man sould look at his girl in this way” con suo bellissimo accento americano un po’ da film. Io gli ho risposto di sì.
E’ venuto fuori un bel ritratto, anche se sembro strana, sembro molto + grande, e mi è venuta un’espressione infinitamente triste (perchè non potevo sorridere per un’ora di fila, quindi ho assunto un’espressione neutra da poter tenere a lungo). L’ho fotografato e lui se l’è portato via.
Non fotografa nessuna delle persone che incontra in questo suo viaggio, si limita a disegnarle.
Sono tornata domenica sera verso le nove. Abbiamo fumato una sigaretta sul balcone parlando del mio autostop e di ciò che aveva fatto quei 2 giorni a casa senza di me. Basically (ho parlato troppo in inglese, mi viene anche da pensare in questa simpatica lingua) era rimasto a casa tuttta la domenica, sul pc. Avendo un po’ di internet a sua disposizione si è praticamente organizzato il prossimo mese di viaggio. Ha trovato altri hosters, un cheap fly to Wienna, eccetera eccetera ed era contento di aver avuto tutta la casa per se per un paio di giorni, dopo 6 mesi di viaggio passati sempre a contatto con la gente.
Poi mi sono piazzata al computer a studiare geografia e sono andata avanti fino alle due. Mi sono risvegliata alle otto e mezza perchè volevo ripetere tutto un’altra volta e così ho fatto. Sono uscita che Amado era ancora a letto, probabilmente rompendogli le scatole un casino, la notte prima e la mattina, ma lui continuava a dire che riusciva a dormire senza problemi anche con la luce accesa e con me che ripetevo ad alta voce.
Tornata a casa dopo l’esame abbiamo mangiato insieme. E’ vergognoso che non abbia mai cercato di cucinare per lui qualcosa di simpatico, buono o un po’ italiano. Non ho proprio voglia in questo periodo. Il massimo di sofisticato che gli ho fatto è stata la pasta con patè di olive freddo sopra, che però gli è piaciuto un sacco.
La cosa bella di lui è il fatto che sia anche lui un fumatore. La persona più gentile del mondo: ho fumato gratis le sue sigarette per quattro giorni e me ne ha lasciate un po’, ora che è partito. E’ un po’ come se fossimo sulla stessa frequenza d’onda. Finiamo di mangiare, ci prendiamo un pezzo di cioccolato, di quelli da 35 centesimi dell’eurospin (che gli sono piaciuti tantissimo e di cui ha fatto scorta) e poi fumiamo una salutare sigaretta.
Siamo usciti e gli ho fatto una foto di fronte al muro dipinto da Keith Haring, che lui ama, e l’abbiamo osservato un po’ cercando di decifrare il significato di alcuni di quegli esserini. E’ meraviglioso come siamo riusciti ad andare avanti a parlare quasi ininterrottamente per ore, in inglese, senza mai finire le cose da dirci. Lui è una persona proprio meravigliosa con cui parlare, ha una cultura meravigliosa, sa un sacco di cose, ha conosciuto tantissime persone ed ha un particolare tatto verso la realtà…
Abbiamo camminato fino alle piagge dove abbiamo parlato, credo per ore, delle responsabilità individuali e collettive… un discorso in cui mi ero persa già una volta con Attilio. Io sostenevo che se muoriamo di cancro per colpa del fumo è colpa delle multinazionali che vendono sigarette. Lui sosteneva che non è vero, perchè fumare è una scelta e solo tu ne sei responsabile: puoi scegliere. Ma quanto gli individui sono davvero liberi di scegliere? Quanto sono inconsciamente influenzati dalla società, da tutto ciò che sta loro attorno? Ma possono scegliere di non lasciarsi influenzare? Quanto, in definitiva, siamo liberi di decidere delle nostre vite? E se non siamo liberi, è una follia o meno sostenere che abbiamo scelto noi di non esserlo? e così via e così via e ci sono venuti fuori un sacco di esempi estrosi e belli. E lui, come tutti gli americani, per fare un esempio attingeva spesso da qualche racconto della sua vita, e così via.
Abbiamo fumato mille sigarette, seduti all’ombra. Poi lui le ha messe nel pacchetto vuoto e le abbiamo buttate, cosa che mi è piaciuta un sacco.
Siamo andati all’eurospin a comprare cioccolato, poi a casa. E tutto senza mai smettere di parlare. Mi ricordava un po’ le folli conversazioni che diversi personaggi di On the Road hanno con Dean, che non smettono mai di parlare, eccetera. E poi la sera mi ha disegnato.
Abbiamo cenato, parlando del proibizionismo negli Stati Uniti, di cui sembrava essere favorevole, ma poi ci siamo fatti un sacco di discorsi spissi e l’ho visto vacillare un po’ nelle sue argomentazioni, anche se so che non cambierà idea. Pur essendo uno che da giovane ha preso tutte le droghe possibili e immaginabili (nonostante i suoi 3000 problemi di salute).
Abbiamo passato ore ed ore su internet (la ADSL è un mostro!). Mi ha fatto vedere la sua web page, che penso linkerò qui accanto, le foto di tutte le sue fidanzate. E nonostante sia basso, piccolino e pieno di cicatrici ne ha avute tantissime e certe donne bellissime… forse ha una specie di fascino, I don’t know.
(Un’altra cosa che amavo del suo inglese è che alla fine di ogni riflessione diceva: Does it make sense?)
Abbiamo parlato ancora della sua malattia, di altra gente che conosce con la sua malattia. E’ strano il suo modo di parlarne, così naturale, come di un viaggio che ha fatto o di una ragazza con cui è stato. L’hanno operato 60 volte, nel corpo ha di tutto, gadget artificiali, come li chiama lui, che lo fanno funzionare. Ho cercato diverse volte di immaginarmi, come dev’essere stare in un corpo come il suo, come ci si sente. Mi raccontava che quando era un bambino non faceva che pensare alla morte, Aveva paura di morire da un momento all’altro, continuavano ad operarlo… e invece adesso è una persona come tutti gli altri e probabilmente mentalemente molto più stabile.
Verso le quattro stavamo per andare a dormire, io non ce la facevo più, stavo in piedi da tante di quelle ore! E lui aveva il treno abbastanza presto. Ma andando in bagno ho visto, fuori sul terrazzo tutto bianco. Siamo usciti e c’era la nebbia (a Pisa, d’estate!!!?), una debbia densissima che m’immaginerei solo a Dublino, che dava a tutto un aria spettrale e magica. Amado, da buon americano (per quanto lui sia il meno americano di tutti gli americani che abbia mai conosciuto), continuava a dire: wow! wow!
La nebbia ci ha ispirato nuove conversazioni e siamo andati a dormire al sorgere del sole. Mai mai mai parlato così tanto in vita mia di seguito con qualcuno. Ma è stato bello.
Naturalmente ha perso il treno. La sveglia non se l’è cagata nemmeno di striscio e gliel’ho spenta io ed è partito oggi pomeriggio e abbiamo dormito tantissimo.
Un pò mi è spiaciuto che sia partito, più che altro perchè immagino che non lo rivedrò mai più, ed è proprio quel genere di persona con cui scorrono pensieri e parole e sigarette, e vorrei che fosse un mio amico tipo Davide o Lali, da andare a trovare ogni tanto e raccontargli di cos’è successo nella mia vita nel frattempo, eccetera…
Vi starete tutti chiedento se dopo tutte queste ore passate insieme e in modo così intenso non siamo finiti a letto insieme avvinghiati in qualche angolo della casa vuota. Sì, un po’ a stupito anche me ^_^, in senso buono. Amado è, come si definisce lui stesso: un gentleman. E nonostante le sue mille donne mi verrebbe da dire che è come se fosse un po’ asessuato. Al contrario di un sacco di uomini, incontrati nei miei giri per il mondo, del sesso non gliene frega proprio niente. Si immerge in questi rapporti umani bellissimi e lì si perde. E’ una sensazione bellissima, avere un rapporto così profondo con qualcuno con cui non vai a letto. E’ come se sentissi che lui riconosce la persona che è in te. Indipendentemente da quello che sei fuori. Come se lui fosse al di fuori e al di sopra di questo mondo fatto di fisicità e di corpi che funzionano, o funzionano male.
Un altro pensiero che ho fatto, in questi bei giorni intensi, è che ho voglia di stare un po’ con Attilio e condividere questo genere di cose con lui. Tutte queste esperienze così intense (è una parola che Amado usava spessissimo, m’è rimasta in testa) è come se a volte mi sentissi un po’ in colpa a viverle senza di lui. Come se sentissi che c’è bisogno di cominciare a fare le cose insieme. Che la mia vita è qui, ed è una cosa un po’ separata dalla sua, come se lui fosse solo qualcuno che vedo ogni tanto. Con la differenza che lo amo, e ci penso spesso. Perchè a volte mi prende questo desiderio altrettanto forte di mettermi lo zaino in spalla e andare a scoprire il mondo da sola. Perchè poi non sei sola ed ogni sconosciuto è un nuovo amico e fai esperienze bellissime. Insomma, come se tutto avesse un pessimo tempismo.
Ho cominciato a pormi domande esistenziali serissime, a riconsiderare un sacco di cose. Ho anche cominciato a sentirmi felice. Va tutto bene. Nulla potrebbe andare meglio. Tutto questo mondo di cose che continuano a girarmi attorno, e Attilio, da qualche parte tra la Slovacchia e l’Austria che torna a casa, e che presto abbraccerò ancora…
Infine, prima che Amado partisse, gli ho detto che volevo fare un guest book, e di scrivermi qualcosa. Lui ha detto che non è bravo a scrivere, e mi ha regalato un suo disegno, bellissimo, di un bimbo dentro ad una pancia. Mi ha sorpreso molto, perchè non credo che regali tutti i giorni i suoi lavori, ci tiene molto. E quel quadro, che mi aveva colpito molto, l’ha fatto dal vivo in un museo di modelli di anatomia a Firenze.
Ecco, oggi amo: quel quadro e i msg di Attilio e la nebbia a Pisa d’estate.
Oh! Life is sooo sooo beautifull (direbbe Amado, col suo accento americano).