(oggi amo: i film che fanno piangere, la commozione, la malinconia in senso buono
oggi non odio nulla)
mi sento poco a poco + confusa. ho una gran, gran confusione in testa…
…mille immagini, mille cose, mille desideri… e non riesco a combinare concretamente nulla….
adesso dovrei studiare, ma è quanto di + lontano mi passa x la testa. eppure è lì, è un imperativo categorico, DEVO.
poi vorrei partire x il nulla e abbandonarmi al viaggio, a tutto, scappare
poi ho visto un film che mi ha fatto venire una gran malinconia di Attilio, di quelle che ti vengono i brividini allo stomaco e non sentivo da un po’.
un sentimento strano: certo che Attilio mi manca sempre. vorrei stare con lui. xò sono tranquilla, faccio mille cose e lui è il semplice sottofondo dei miei pensieri. mi diverto, mi piace avere tutto questo spazio.
mi è venuta questa strana nostalgia di lui come se ci fossimo lasciati da un sacco e nostalgia di tutte le cose belle che abbiamo fatto insieme eccetera
poi mi ha appena mandato un msgino carino, ed è bella questa strana temporaneità-atemporaneità. il tempo non esiste, lo diceva anche Aistain.
ho passato una serata semplice e carina. alle 6 e mezza sono andata al cinema, all’Arsenale, con Daniela, e ci siamo viste 3 film di fila.
l’ultimo era Prime, ma un film proprio carino, che siamo uscire tutt’e due proprio piangendo dal cinema e ci siamo guardate piangere e ci siamo messe a ridere x’ piangevamo.
era la storia di questi 2 con troppi anni di differenza che stavano insieme ed erano davvero innamorati, ma una storia carina e x nulla patetica e in certe cose buffa ma un buffo che fa sorridere e in senso buono.
alla fine sembra che si lasciano. lui la tradisce una notte, in discoteca.
poi tornano insieme. io ho cominciato a piangere nella scena in cui c’è lui a casa sua con la sua tipa nello stesso posto e con la stessa inquadratura in cui l’hai visto con l’amante qualche sera prima. poi lei lo scopre, un po’ di scazzi eccetera…
poi fanno pace, si dicono cose bellissime, fanno l’amore eccetera.
poi c’è la scritta un anno dopo. si sono lasciati ma tu non lo capisci subito. c’è lui che va in giro con un amico e gli dice che vuole lasciare tutto e andare in centroamerica. poi vede lei da lontano, con altre persone. e si guardano affettuosamente e ti fa vedere tutte le immagini carine di quello che facevano insieme, con la musichetta e si sorridono e il film finisce così…
ed è devastantemente malinconico… poi x’ il film non è triste, racconta di un amore leggero e preso bene e poi che è finita ma sono felici tutt’e due ma questo è un sentimento strano.
un po’ mio e ho pianto un sacco. poi a me piace piangere guardando i film. l’effetto catartico, tipo la tragedia greca.
qui di seguito c’è il racconto del mio viaggio a Venezia. l’ho iniziato un giorno, poi continuato oggi. mi sa che non lo finisco +. oppure lo faccio man mano ma intanto lo posto, x’ averlo qui incompleto mi irrita.
stasera voglio bene a tutti, ho tanta voglia di essere abbracciata. quasi quasi vado ad abbracciare Daniela… chissà come la prende…
buonanotte, baci ^_^
…
On the road (again… and again and again)
oggi mi sento un po’ quentin tarantino e questa storia la comincio dalla fine
come tutte le storie belle, emozionanti, introspettiche e molto molto intime è difficile da raccontare, da spiegare… da riuscire a far credere…
è la storia di un viaggio in autostop, come ne ho fatto tanti, ma allo stesso tempo diverso dal solito.
ho deciso di abbandonarmi completamente alla strada e all’autostoppismo, e ciò, x come vivo io l’autostop, significa abbandonarmi ai miei autisti. (ci ho provato anche all’andata, ma con drammatici esiti)
ed ora invece… bhè, dai, cominciamo dall’inizio della fine del viaggio
no, quello che vi voglio raccontare è questo: che ho conosciuto un uomo, dell’età dei miei, con cui ho fatto un viaggio sconvolgente x’ mi sono umanamente abbandonata a lui nel modo + totale dell’espressione. gli ho raccontato di me, la mia vita, i miei stati d’animo i miei sentimenti, ma in modo così limpido e sincero che mi veniva da commuovermi mentre lo facevo, di questo xfetto estraneo, e adulto, con cui ho passato ore come se fosse un mio grande amico d’infanzia… ma poi soprattutto lui a me si è raccontato in modo sconvolgente e io l’ho capito in modo altrettanto sconvolgente e lui ha sentito che l’ho capito e non lo sò…
non avrei mai pensato che qualcuno potesse avere così tanto bisogno di me (x quelle poche ore e mai +!), e avermi trovato x caso e aver fatto sentire così bene una persona facendo quello che faccio sempre… (l’autostop!)
come tutte le cose migliori l’ho incontrato x il + puro caso.
ero al casello di Padova zona industriale. pollice in su, a scrutare la rotonda e fantasticare sul mondo che mi aspettava dentro la macchina che si sarebbe fermata. dopo 10 minuti una ford stascionvagon targata Romania accosta. chiedo al conducente dove va: Roma. xfetto! mi faccio portare fino a firenze, è un bel pezzettone!
l’autista è un uomo tra i 40 e i 50, basso e mingherlino, un po’ brutto x la verità e con una caratteristica insolita: ha gli occhi molto pelosi: le sopracciglia gli contornano gli occhi e gli arrivano fin sotto gli occhi. ci metto un po’ ad abituarmi a questa strana visione. è vestito di beige con una cravatta rossa e ha la carnagione grigiastra e quel simpatico accento degli esteuropei che parlano italiano (e bene!), che mi ricorda sempre la voce di Tom Hanks in The Terminal.
veniva dalla Romania (l’ho scoperto strada facendo durante il viaggio), dov’era in vacanza (tutto il viaggio di fila, con solo 2 ore di sonno a Budapest, in macchina) e vive in Italia dal ‘98 e fa il camionista. era uscito a Padova x prelevare e stava rientrando il autostrada.
ho imparato una cosa, su di me e dai miei rapporti umani in autostop.
la gente x sentire che esiste ha bisogno di RACCONTARE ciò che fa, di avere dei testimoni di quello che vive, ne ha proprio bisogno. così come io ho bisogno di questo blog e degli occhi di tutti voi (e di Attilio!) su di me durante le mie peripezie…
quest’uomo, un camionista solitario sempre in giro per l’europa doveva avere probabilmente un gran bisogno di raccontarsi. ha cominciato da solo, ad aprirsi, in modo spontaneo e caloroso…
poco a poco mi ha raccontato la storia di questa ragazza rumena, che aveva aiutato a venire in italia e ospitato x un po’ da lui e che si portava in giro durante i suoi viaggi in camion. mi è capitato di sentire racconti anche xsonali, o confessioni, dalla gente incontrata in autostop, ma questo tipo era un po’ diverso, era proprio come se mi confessasse un segreto, qualcosa raccontata mai a nessuno prima e raccontarmelo gli piaceva molto.
dopo qualche mese passato a viaggiare con lei lei era tornata in Romania x mettere a posto i documenti e poi era tornata in Italia senza avvisarlo ed era andata da un’amica, che faceva la prostituta e aveva cominciato a prostituirsi anche lei. lui la chiamava, x’ sapeva che lei era in Italia. gli diceva che faceva la cameriera ma non gli voleva dire dove. poi x qualche indizio e un po’ x caso lui l’ha incontrata, diciamo così, sul luogo di lavoro.
è una storia un po’ da film di Almodovar, me ne rendo conto.
aveva delle foto che mi ha fatto vedere. ce n’era una di lei. lei si chiama Alina.
era una foto che lui (che si chiama Mihai, che sarebbe Michele) le aveva scattato sul camion, mentre guidava. lei era sul sedile di fianco a quello dell’autista, addormentata. era una ragazza molto bella, aveva 28 anni.
c’erano altre foto di lei. ad esempio una in uno spiazzo con altri camion, un piccolo tavolino e due sgabelli di fianco al camion di Michele e il fornelletto con su il caffè.
mi diceva che era stato il periodo + felice della sua vita e quelle foto mi commuovevano proprio. immagino la vita di un camionista, che gira solo x l’europa, che sta solo tutto il tempo, una settimana in spagna, una in francia…
e poi all’improvviso quest’angelo accanto a lui…
poi mi ha raccontato della ex moglie, dei figli, di mille altre cose… parlava, parlava, con un gran bisogno di essere ascoltato. fare il camionista è una specie di scelta di vita. in un certo senso ci si condanna alla solitudine.
io pensavo all’autostop. alla “solitudine” del viaggio in autostop, in cui tutta l’avventura la si affronta da soli. ma che poi solitudine non è, x’ x qualche ora entri nella vita di qualcuno (e nella sua macchina, che cmq è una cosa sua un posto privato) e poi ne esci come un folletto danzante.
poi il grande dramma: avevamo passato Bologna. c’era l’autogril di Roncobilaccio a 20 km e avevamo deciso di fermarci a prendere un caffè, quando…. brrrrrrrrrrrrrrum, brrrrrrrrrrrrrrum… cazzo! la macchina è senza benzina, completamente senza benzina. e il tipo si ferma in una piazzola di emergenza in autostrada.
dopo aver ideato diverse soluzioni non resta che chiamare il soccorso stradale, x’ l’uscita + vicina è a 20km da noi, prima, e l’autogril a 20, dopo. e farli a piedi andata e ritorno, con taniche di benzina è fuori discussione. e fermare macchine ancora peggio.
il soccorso stradale ci mette secoli ad arrivare. io ho qualche secondo di disagio a immaginarmi ferma in autostrada, in mezzo al nulla e a nessuno, con quell’uomo, che aveva si l’aria affidabile, ma eravamo in mezzo al nulla… e se ci provava, che facevo? mica potevo prendere e andarmene, o cose così. o avevo anche ingenuamente paura che una situazione strana lo spronasse x’ ho imparato che gli uomini, cmq, non rifiutano mai una buona occasione e quando vedono l’opportunità ci provano.
ma gli ho fatto una domanda, che avevo in mente di fargli già prima mentre parlavamo, non sò x’. gli ho chiesto se era cristiano.
poi ho scoperto che era una specie di mormone e la cosa mi ha fatto sprofondare nella + profonda tranquillità e fiducia x il resto del viaggio.
poi mi ha colpito x’ mi ha risposto: lo ero.
ma in che senso?
nel senso che la bibbia dice che si può avere una sola moglie e stare solo con lei. lui è stato con un’altra donna. e allora non si può + considerare un cristiano.
ha avuto 2 donne in vita sua: sua moglie (di cui era mooolto innamorato), e Alina. anche questa cosa mi ha colpito molto.
(tralaltro non dubito della sua sincerità.
non dubito quasi mai della sincerità delle xsone. è il bello della spontaneità dei rapporti in autostop. agli sconosciuti ti senti libero di dire (parte) della tua + profonda verità. tanto non li rivedrai mai +. non ha davvero senso dire alcun tipo di bugia)
poi è arrivato il carro a trezzi (che costava 120 euro), ha caricato la macchina sopra e noi siamo rimasti sulla macchina che era sul carro a trezzi. questa cosa ha divertito un sacco Michele, che era contento come un bambino. ci ha portato a Roncobilaccio, dove abbiamo fatto benzina e bevuto un caffè. gliel’ho offerto io. prima mi aveva detto di no, poi subito di si. e poi uscendo mi aveva detto che sa quando accettare o meno le offerte e che aveva accettato il caffè x’ sapeva che a me faceva piacere offrirglielo e che tanto poi lui mi offriva una pizza (gli ho proposto + volte e senza successo la mia insalata di riso)
il caffè l’abbiamo preso lungo, da portar via, e l’abbiamo bevuto fumando una malbolo rumena, mentre il sole tramontava e il cielo era di un colore stupendo: quell’autogrill è carino x’ è in mezzo alle montagne.
poi si è continuato il viaggio. abbiamo parlato della situazione degli stranieri in Italia e del suo lavoro.
una volta ha guidato x 60 ore di fila dormendone 1 e mezza mentre aspettava che gli scaricassero il camion! il lavoro dei camionisti è allucinante!
alla fine si era proprio preso bene e ha deciso di portarmi fino a Pisa e passare x l’aurelia, io ho protestato un po’, ma continuare il viaggio insieme faceva piacere a tutti e due e poi lui voleva a tutti i costi mangiare una pizza con me. (poi ho capito che è x’ mangiare la pizza gli piace un sacco, ma va a mangiarla sempre da solo e voleva proprio mangiarla con qualcuno).
facendo la FIPILI, siccome autogrill con pizza non ce n’erano, l’ho invitato a mangiare a casa mia.
confesso che cmq non è una cosa così scontata e c’ho pensato 3 volte prima di farlo e mi è battuto il cuore facendolo, x’ il tipo era simpatico e non volevo cadere in malintesi, e la casa era vuota. ma era così carino e affidabile che sentivo il bisogno di costringermi a fare qualsiasi cosa carina potessi fare nei suoi confronti. non sò spiegarlo… mi trasmetteva tutta questa umanità… gli avrei donato un rene senza pensarci due volte se ne avesse avuto bisogno…
lui xò ha riufiutato, nella sua correttezza mormonica. dopo un po’ mi ha preso x mano (io adoro i contatti fisici, ma con gli sconosciuti e nelle loro macchine mi mette un po’ a disagio) e mi ha chiesto se mi ero offesa eccetera e che gli faceva piacere avere una ragazza x amica.
alla fine in un certo senso mi sono sentita sollevata dal fatto che abbia rifiutato l’invito. siamo usciti a Pisa e siamo andati a mangiare la famosa pizza, nella pizzeria di fianco alla gelateria dei coltelli e io ho mangiato la pizza + buona che abbia mai mangiato…
ho scritto tutto questo ieri sera. poi mi sono rotta le scatole e volevo continuarlo. in realtà non ho voglia di seguire questo tono troppo dettagliato x cui mi butterò in poco consecuenziali riassunti.
poi Michele mi ha regalato un pacchetto di sigarette rumene e ci siamo scambiati i numeri di telefono x’, se voglio fare un viaggio in spagna, mi porta lui (e non è una cosa da poco… magari può portare me e Attilio o andata o ritorno dal viaggio di quest’estate…) e mi ha salutato con molto affetto e non voleva mollarmi +. ma mi ha fatto tenerezza x’ al salutarci era così pudico che non ha nemmeno cercato di salutarmi con un bacio sulla guancia. allora gliel’ho dato io, e me ne sono andata contenta…
alcune cose voglio riportare dei giorni a Venezia: il manifesto di un collettivo femminista che si chiama “vengo prima” (oddio, che cattivo gusto! ^_^)
e una frase che mi ha detto Davide in seguito a non sò cosa (facendomi venire i brividi): “Sara, se non avessi le gambe lasceresti le scie come le lumache” (ma non era una frase di Davide, ma di una sua amica.
ora: l’andata
tra una cosa e l’altra piatti da lavare, zaino da fare Aaron da salutare e bici rubata in pieno giorno sotto casa (shit!) sono attivata nella mia piazzolina sull’aurelia alle 4 meno un quarto.
dopo un po’ si ferma una macchina che mi porta fino all’autostrada. è un ragioniere trentenne di Viareggio, che nel breve tragitto mi racconta di come la sua ex, che si chiama Sara, gli abbia fatto scoprire interesse x mille cose al di fuori del suo lavoro e ora il suo lavoro non gli piace + ma non vede molte altre strade da seguire. e ama il sole.
la cosa bella di lui (se mi posso permettere) è che aveva una bruttissima scottatura in faccia, che gli copriva tutta la parte in basso a destra della faccia, insomma, dal suo lato rivolto verso di me. una di quelle cicatrici di scottature che sembre ch la pelle si sia sciolta e si risolidifichi, liscissima e informe.
la cosa affascinante è il modo in cui gli crescevano i peli della barba al confine tra cicatrice e non cicatrice e certi buchi della cicatrice da cui uscivano peletti di barba, x’ la scottatura era senza peli. mi piaceva molto guardarlo.
avrei dovuto lascargli il mio numero. così… x’ ho deciso che lo lascerò a tutti, casomai qualcuno possa aver bisogno d’aiuto o di ospitalità…. xò poi non sò x’ non l’ho fatto.
al casello ho atteso un po’. cosa che mi ha fatto rimanere male x’ credevo di essere diventata così brava a fare l’autostop da aver dimezzato tutti i tempi di attesa. si è fermato un tipo col bmw da corsa, un imprenditore di Prato che si occupava di tessuti di lana o cose così. è stato gentile x’ mi ha portato fino all’entrata dell’autostrada che era già sulla strada x Bologna, e quindi mi ha risparmiato forse un’ora di viaggio o + (a trovare il passaggio x Firenze e poi un altro passaggio giusto). questo tipo ci ha provato, solo che in modo così soft che l’ho tranquillamente lasciato fare finchè non è arrivato al mio casello.
non ci ha mai provato esplicitamente, ma faceva battutine sui camionisti e sugli uomini e sul darla via e sul come facevo se Attilio era lontano e faceva proposte ma scherzando. come se volesse farmi intendere le sue intenzioni, ma allo stesso tempo non volesse perdere la faccia con una richiesta esplicita x beccarsi un no secco.
x ovvie ragioni a quest’uomo non ho lasciato il mio numero ne niente (cmq non vedo come potrei mai essere utile ad un imprenditore col bmw sportivo)
a questo casello ero già capitata tornando a Novara da Roma. lo conoscevo. non ricordo il nome (x’ ho dimenticato il mio atlante da Davide), cmq è a nord di Firenze ed è carino x’ è molto “raccolto” e circondato di verde.
zaino tra le gambe, altante ben stretto e pollice in su.
si ferma un gippone da città, di quelli che mi stanno sul culo (platonicamente) ed ecco un altro libero professionista, delle età dei miei e grassottello, con l’aria un po’ da mafioso. va a Nova Gorica al casinò.
ma wow! passa da Mestre, è un bel passaggione e non ho il casino di baipassare Bologna!
(un’altra cosa tenera che ho in comune coi camionisti è la conoscenza di certi angoli della strada. conoscevo la bologna firenze come [...]