naturalmente è renato zero, i migliori anni della nostra vita, ce l’ho in testa.
la vita è bella, stupenda e divertente.
sono andata alle piagge, dopo aver scritto il post e un’email arancione ad Attilio. mi sono seduta di sotto, dove c’è l’erba alta alta e non passa quasi nessuno. mi sono tolta i sandali e seduta tra l’erba altissima e ho letto e studiato un capitolo di economia, x l’esame del 4 (se il lavoro mi xmetterà di darlo)
poi mi sono alzata e ho caminato un po’ a piedi nudi, coi sandali legati allo zaino, penzolanti di fianco, fino a un po’ + avanti. c’era un sacco di gente… il solito: jogging e cani. poi un ragazzo con occhiali da sole e walkman seduto su un muretto. ho pensato di imitarlo. mi sono seduta sul muretto, un po’ + in là, e mi sono messa a leggere Terzani (di quando era in Laos). c’era un po’ di sole, ma spesso coperto, e venticello. il libro era bello, il posto anche. io e il tipo ci siamo guardati un paio di volte. ho sentito una simpatica empatia verso quel tipo. anche lui lì, tra sportivi e cagnolini, seduto davanti al fiume, un po’ solo con se stesso. pensavo che a suo modo, mi somigliasse. leggevo tranquilla x i fatti miei. ma contenta che qualcuno, x conto suo, condividesse, da solo, con me quel momento.
mi è venuta voglia di parlargli, mi sembrava un mio complice in qualcosa. e ho pensato che se lui si fosse alzato e fosse venuto a parlarmi mi sarebbe sembrata la cosa + naturale del mondo. xò mi sentivo stupida all’idea di andare li da lui… che avevo da dirgli?
poi se n’è andato. un po’ mi è dispiaciuto. avevo voglia di parlare con qualcuno, così, a caso, tipo di andare li e dire: caspita, è un bel pomeriggio, che bello che sei anche tu qui a godertelo!
allora ho deciso di tornare a casa. mi sono rimessa a camminare, scalza, nella parte sotto delle piagge. + avanti c’era un tipo, seduto sulle scale che portano giù, che fumava una sigaretta.
ho deciso che questo pomeriggio io avrei dovuto conoscere qualcuno. che già mi era stato messo davanti un tipo, così a caso, e che questa era la mia seconda occasione. in + fumava una sigaretta.
gliene ho chiesta una, era la cosa + naturale del mondo.
aveva il tabacco, mi sono seduta sulle scale a far su, x’ sono impedita. abbiamo avuto 3 minuti di conversazione. nome, provenienza e facoltà. e poi mi ha chiesto se volevo un bicchiere di vino. + in su c’erano i suoi amici, con chitarra e tavernello, una allegra combriccola. sono salita con lui, mi ha presentato e mi sono seduta in mezzo a loro. non ricordo nemmeno un nome.
una tipa, di carnagione scura e grassottela era la sua ragazza, me l’ha detto presentandomela, poi c’era un’altra coppia e poi una tipa con la matita blu sopra e sotto agli occhi, una simpatica, una tipa che Attilio definirebbe “una perchiona” e che un po’ ti chiedevi che ci facesse seduta x terra alle piagge, ma simpatica.
bho… ed è stato proprio carino. sono rimasta 3 ore lì con loro. abbiamo cantato un po’ di canzoni popolarmente conosciute. loro erano tutti del sud italia, e tutti pugliesi (vedi le dolci coincidenze del destino!) e poi si sono messi a cantare un po’ di pizzica, tra cui qualche canzone che mi aveva anche fatto ascoltare Attilio. cantavano e la tipa con la matita traduceva x me i testi.
poi cantavano canzoni famose con testi storpiati da loro, ma era una cosa graziosa.
avevano un cane. piccolino e bianco, col pelo riccio, che si chiamava Gigi, ma loro lo chiamavano pecorella, x’ aveva il pelo da pecora.
dopo un po’, non ricordo x’, ci siamo messi a parlare di politica.
anche questo è stato carino. una tipa (quella che a pelle mi stava anche + simpatica) aveva votato i verdi, e si alleava con me nei discorsi. il suo ragazzo aveva votato scheda bianca x’ i politici sono tutti uguali e non cambierà mai nulla. gli altri due (e il tipo della sigaretta) erano di destra.
così sono venuti fuori discorsi animati e carini. il tipo della sigaretta diceva che vota a destra x’ anche lui è un individualista e secondo lui ognuno dovrebbe farsi i propri interessi e basta, inutile pensare agli altri x’ tanto cercano tutti di mettertelo nel culo. la sua tipa, di destra anche lei, aveva votato UDC, ma non sapeva fare un discorso logico e non è che si capisse bene x’.
l’altro non faceva che dire tutte le cose che andavano male. al che io e la tipa dei verdi gli dicevamo: vedi! appunto x questo bisogna prendere una posizione, arrabbiarsi, votare a sinistra… reagire!
bhè, cmq, alla fine non è che nessuno abbia cambiato opinione, xò mi è sembrato di essere riuscita a parlare meglio delle altre volte nel sostenere le mie idee, e poi è nata questa alleanza carina tra me e questa tipa simpatica di cui non ricordo il nome, che dicevamo le stesse cose. e quello che mi piace è che lei faceva un discorso simile al mio. cioè che non ha senso votare il proprio interesse e basta, ma che se cerchi l’interesse di tutta la società stanno meglio tutti e poi ci stai meglio anche tu che ci vivi.
anche il tipo di destra, nel sostenere le sue idee, diceva che anche tra gli animali c’è la legge del + forte, e noi siamo animali, quindi x’ stupirsi se ci comportiamo così?
poi si sono cantate le ultime canzoni. sigle in giapponese dei cartoni, x’ il ragazzo della tipa di sinistra era un fan dei manga (e continuava a parlare dei suoi pomeriggi passati a giocare age of empair (?) )
ci siamo incamminati verso la strada e alla fine delle piagge avevo la bici, li ho salutati, con allegria, ridato il sacchetto che portavo e ci siamo detti: magari prima o poi ci si ribecca qui alle piagge e me ne sono andata contenta della vita e di questo pomeriggio simpatico, passato in mezzo a degli altri studenti, ma a me completamente sconosciuti, ma che ci si comportava come se io fossi del gruppo e ci conoscessimo da una vita.
ho raccontato di Attilio (x’ si parlava di Puglia e della festa della taranta e raccontavo che ci vado quest’estate)… barando un po’… ho detto che era il mio ragazzo x velocizzare la spiegazione… avevo troppi occhi addosso x essere in vena di quelle lunghe confidenze in cui devo spiegare un rapporto un po’ strano. ma mi sembrava una cosa anche abbastanza realistica, alla fine.
ho raccontato un po’ di me, dell’università, e cose un po’ generiche di questo tipo.
loro erano carini x’ si raccontavano a vicenda. mi piaceva un sacco la coppietta con la tipa di sinistra e il compiuteromane, erano carini. quando lui cercava di dire qualcosa di se, la tipa lo interrompeva e andava avanti lei a raccontare come fosse lui, cosa facesse, eccetera, prendendolo un po’ in giro.
manca un mese esatto alla mia partenza x la Polonia (x fortuna aprile ha solo 30 giorni!! ^_^) e 1 mese e un giorno x essere di nuovo tra le sue braccia. ci pensavo prima, tornando in bici. pensavo che il tempo non stà affatto volando, che questo mese sarà un secolo. è tutto denso di cose, avvenimenti, xsone. ogni giorno è nuovo, anche se sono ferma mi sento un po’ come se fossi in viaggio. ho sempre qualcosa da scoprire. ho voglia di fare il possibile x buttarmici, x vivere tutto fino in fondo, x conoscere + xsone possibili, arrabbiarmi, divertirmi.
xò anche questa densità è estremamente simpatica. le giornate dense sono + lunghe. ma in senso buono.
quest’abisso (temporale) che mi separa da Attilio ha una sua bellezza… la sensazione è un po’ come se mi stessi innamorando una seconda volta. ma questa volta di tutto il mondo insieme.
e poi pensavo a un bel discorso che fa Terzani nel suo libro. sul tempo. che è come un fiume. e nel presente c’è dentro il passato e il futuro, tutto è un tuttuno. il nostro esistere di adesso è complementare al nostro passato e a quello che saremo e che ci succederà, come se fosse già tutto scritto e noi ci limitassimo a xcorrere un cammino. ma non x’ è un cammino già scritto. ma x’ noi siamo anche quelle cose che faremo e che ci succederanno. e il nostro stesso esistere ed essere così ci prevede certe cose…
bhè, cmq, la sega mentale (carina!) che mi sono fatta io, tagliata e cucita su misura x me, l’ho applicata a me con Attilio. siamo stati insieme. staremo insieme. allora non fà nessuna differenza se ADESSO stiamo insieme o no. il nostro stare insieme è parte di noi, ci cambia, ci accompagna, ci rende diversi da altri universi paralleli in cui le cose non vanno così. come qualcosa scritto dentro di noi, atemporale