…della mia vita in Turchia…
Frutta!!!
La frutta qui costa la meta’ che in Italia, a volte anche meno. Ed e’ tutta buona, buonissima. Pesche, cigliegie, fichi, uva… da Cem compravo un sacco di frutta al supermercato sotto casa. Era praticamente l’unica cosa che mangaivo, perche’ quando fa tanto caldo non ti viene tanta fame. Mi piaceva sbucciare tutta la frutta, tagliare le pesche, mettere tutto su un unico piattone colorato e lasciarlo in frigo. Poi quando Cem tornava da lavoro ci siedevamo insieme a chiaccherare e bere una birra mangiando la frutta gia sbucciata (ho provato a cucinare per lui un paio di volte, ma non ha amato molto la mia cucina)
Çay!
I turchi bevono te’ come matti. Il te’ turco si chiama ciai. E’ un te’ ristretto, come il nostro caffe’ rispetto a quello tedesco. Lo bevono in questi bicchierini piccoli piccoli e per mescolare lo zucchero usano cucchiai ancora piu’ piccoli e lo bevono sempre. Se mangi al ristorante il çay e’ incluso, non lo devi pagare. E dovunque vai e con chiunque stai ti offrono sempre un po’ di çay.
Fumo!
Qui non c’e’ la nostra legge salutista, si puo’ fumare dappertutto! Per un fumatore e’ una gioia. Cem non fuma. All’inizio andavo a fumare sul balcone e me lo trascinavo dietro, perche’ di solito la sera la passiamo a chiaccherare. Dopo un po’ si e’ stufato di seguirmi fuori e mi ha dato il permesso di fumare in casa.
Libri…
e’ un periodo in cui leggo un sacco. A Istanbul mi accompagnava Il vagabondo delle stelle, di Jack London, che ho quasi finito, ed e’ molto bello. A Istanbul tutte le distanze sono gigantesche. Ci metti un’ora minimo per andare in qualsiasi posto, ma di solito anche di piu’. Mi sono ripromessa che portero’ sempre con me un libro da leggere in autobus.
Politica
La politica turca e’ stupida e irritante quando quella italiana. Io e Cem parliamo praticamente solo di quello, visto che gli argomenti personali non si toccano e passiamo la giornata io da sola e lui a lavoro. Per le strade di Kartal, il quartiere in periferia dove stiamo, i muri sono ricoperte di scritte di sinistra ricoperte dal simbolo delle tre lune, che e’ il simbolo del partito nazionalista islamico. Oppure il simbolo di quel partito e’ coperto da falci e martelli, o cose cosi’.
Cem mi ha praticamente detto che se voglio posso andare a vivere da lui per i prossimi sei mesi. Ci ho pensicchiato anch’io, ma la cosa mi inquieta non poco. Prima di tutto ho il terrore che prima o poi ci provi.. il che mi metterebbe in una situazione non poco brutta, anche perche’ lui e’ l’unico amico che ho a Istanbul. Poi e’ un uomo grande e lavora, e io pensavo di lanciarmi in una divertita vita universitaria. Poi vive a un ora dall’universita’… e poi quella rimarrebbe sempre e comunque casa sua… d’altra parte pero’ starei da lui quasi gratis e poi li so gia’ che mi trovo bene… bho)_?!
Stefano invece non si e’ piu’ fatto sentire da quando sono partita. Ogni volta che apro la posta e non ci sono email sue sento una cosa brutta allo stomaco e spero che sia solo perche’ non ha ancora controllato le email.
Samsun
Sono a Samsun infine. Ho preso l’autobus per venire fin qui, in un attacco di pigrizia e perche’ mi hanno convito tutti a farlo. Ma San Leopoldo mi ha punito… prendere l’autobus e’ stato un incubo. La stazione da cui sono partita altro non era se non un parcheggio, con un casino di autobus, un bordello allucinante, non riuscivo a trovare il mio e poi e’ arrivato con un’ora e mezza di ritardo e con altrettanto ritardo a Samsun. Sono qui da stamattina. Ho girato un po’ per il quartiere dell’hotel con la mia coordinatrice. L’hotel e’ un posto abbastanza sfigato vicino al mare, ma lontano da facolta’ e centro storico. Ho il bagno in camera e una piccola cucina. Nessuno degli altri ragazzi del corso (4 tedeschi e 2 cechi) e’ ancora arrivato, cosi’ in uno dei miei attacchi di solitudine ho fatto la spesa e sono tornata a casa con 3 sacchetti pieni e una pentola. Poi mi sono all’improvviso accorta che mi mancavano un sacco di cose: uno strofinaccio, uno scolapasta, una spugnetta per lavare i piatti e il sapone per farlo, un cucchiaio o qualcosa per mescolare quello che sto cucinando, ecc… ma ho deciso che potro’ ben fare meno di tutto cio’ e per pranzo mi sono fatta una pasta al sugo scotta (il fornello e’ elettrico: un inferno). Mangiare in posti pubblici da sola mi mette davvero l’angoscia.
Anche se non e’ spiacevole stare qui, cosi’ come non era affatto spiacevole stare da Cem a Istanbul continuo a chiedermi che piffero ci faccio qui.
Uno: mi manca Stefano come non mi sarei mai aspettata. Ho voglia di vederlo e di sentirlo e penso a tutti i disastri che ho combinato con lui e mi viene voglia di sbattere la testa contro il muro.
Due: qui intorno e’ pieno di orti. Quando lavoravo la terra dopo un po’ mi scocciavo del lavoro fisico: monotono e faticoso. Ora invece appena vedo un orto vorrei passeggiarci dentro, vedere che verdura c’e’, riconoscere le piante, odorarle… e poi mi piacerebbe anche occuparmi di loro. Ma perche’ sono venuta a fare una cosa fighetta come l’erasmus e non la wwoofer???
Infine oggi mi sono tagliata i capelli perche’ mi davano davvero fastidio, da sola, per la prima volta. Ma li ho fatti troppo corti. Bhe’, entro il mio ritorno in Italia ricresceranno…
Quanti nuovi o vecchi lettori ho? Mi lasciate un commento?


